"trama scontata, personaggi poco credibili, pochissime scene di sesso"


Door-in-a-Jar.

venerdì, giugno 18, 2004

Sono tornata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"who is Joe? and why would he do this?"

Dopo nove mesi, sento che dovrei fare un bilancio.

il cosmo preme affinchè io faccia un bilancio.

i moti astrali, il feng shui, i cavalieri dello zodiaco e padre pio premono affinchè io faccia un bilancio.

ah! ma non mi avrete, felloni.

Italiani strana gente.

Da quando sono tornata, non mi chiedono più se sono ok. adesso mi chiedono com'è andata l'Erasmus. aaaahr. alle domande di circostanza rispondo con delle frasette che mi sono preparata a casa (ooh, beh, un'esperienza formativa!). agli amici veri che mi fanno domande vere, semplicemente mi accorgo che non so rispondere. non ancora. so solo che sono stanca. molto stanca.

e che, nel frattempo, strane cose accadono.

E' il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore: è in trasformaziuone.

Ho iniziato ad accorgermi che qualcosa non andava la notte del 3 giugno, quando ho dormito in aeroporto a Prestwick per tornare in Italia.

Prestwick è stato per me in questi mesi una specie di limbo mistico dove per ore non poteva succedere niente. potevi solo aspettare. un posto dove sei costretto a fermarti a meditare sul senso della tua esistenza, a interrogarti su te stesso, a spendere un sacco di soldi alla tavola calda per un panino fetente brie e insalata.

e poi la gente vuole andare in India, tut tut.

In questa zona franca, in questa terra di nessuno ho avuto all'improvviso una violenta epifania: gli italiani.

gli italiani li riconosci immediatamente. fumano negli spazi vietati. lasciano spazzatura in giro. si informano sull'orario dell'ultima poppata della creatura vociando da un lato dell'aeroporto all'altro, alle tre di notte. sbraitano al telefonino mentre i poveracci intorno cercano di dormire sui divanetti antiuomo dell'aeroporto. si lamentano a voce alta che il self service glie' sta' ammagnà un sacco de' sordi, mortacci loro. ti chiedono timidamente sottovoce un'informazione in inglese, capiscono che sei italiana, e poi si sbragano, si prendono confidenza e fanno i buzzurri. per non parlare dell'occhiata di default al culo di qualsiasi bipede femmina, della coazione a scavalcare file al check in e all'ossessiva attenzione all'abbigliamento e alla depilazione coatta.

questa è la mia gente, mi dicevo. è la mia tribù. è inutile che ti nascondi.

cosa dovevo fare?

alla fine mi hanno trovato.

Che dire?

se prima mi sentivo apolide su scala regionale, adesso lo sono su scala internazionale. mi porto a casa questa sensazione stranissima e per il momento la lascio lì, a decantare. aspetto di riconciliarmi con la mia tribù, se mai mi sarà possibile, se mai l'ho voluto davvero, anche prima che partissi. appartenere a qualcosa. sentire di non appartenere mai completamente.

mio dio. ho bisogno di una vacanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da martinka | 16:21 | commenti (17)

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